Falsi miti

1. Fare trading è pericoloso

Il primo concetto su cui è bene focalizzare la propria attenzione è la differenza tra fare investimenti e fare trading.
Nell'investimento, dopo aver scelto in che cosa investire, si compra e si spera che il mercato salga.
Quando si fa trading, dopo aver scelto su quale strumento operare, si decide se essere rialzisti o ribassisti, si stabilisce un profitto atteso dall'operazione e si stabilisce la perdita massima sopportabile per l'operazione stessa.
Nel trading quindi c'è una flessibilità estremamente maggiore, si cerca di sfruttare le probabilità a proprio vantaggio e, soprattutto, c'è un controllo totale e preciso del rischio; bisogna certamente considerare qualche aspetto in più rispetto al classico investimento, ma sono proprio questi aspetti che permettono di avere un controllo molto più preciso sull'andamennto dell'operazione e mettono la persona al riparo da ogni sorpresa.

2. Il trading e i derivati sono per speculatori

Iniziamo prima di tutto dal definire chi sono gli speculatori. Lo speculatore è colui che compie operazioni commerciali o economiche basate sulla previsione di futuri andamenti favorevoli del mercato. A questo punto risulta evidente che chiunque utilizzi i propri soldi per acquistare un qualsiasi bene per avere un profitto è uno speculatore.
Se decidiamo di utilizzare gli strumenti finanziari allora diventiamo tutti degli speculatori finanziari e come tali dobbiamo comportarci: per ottenere un profitto dovremmo fare attenzione a fare del trading e non solamente degli investimenti, nell'accezione comune del termine, per controllare accuratamente il rischio e per sfruttare le probabilità a nostro vantaggio.

3. I piccoli risparmiatori ci perdono sempre

Permettetemi un piccolo paragone; voi partecipereste a una corsa campestre senza un minimo di allenamento di base e con un abbigliamento da tutti i giorni?
Tutto ciò potrebbe andare bene se la corsa si svolgesse su una distanza di 20 metri tutti su asfalto... In tutti gli altri casi potrebbe essere un problema. Il piccolo risparmiatore che si fa consigliare per fare un investimento sta proprio sperando che la corsa sia breve e su asfalto; le sue probailità di successo sono decisamente ridotte, ma per un motivo semplice: nessuno gli ha detto di fare un minimo di allenamento di base e di portare un abbigliamento adeguato. E questo perché? Semplicemente perché se lui perde qualcun altro vincerà, guadagnando così tutti i soldi che lui avrà lasciato sul campo.
Un risparmiatore, piccolo o grande, che decide di utilizzare un qualsiasi strumento finanziario dovrebbe avere un minimo di conoscenze di base e un minimo di consapevolezza se vuole essere vincente.

4. Il trading richiede un grosso impegno e molto tempo

Il trading non è altro che cercare di vendere qualche cosa a un prezzo minore a quello di acquisto; del resto il verbo inglese to trade significa commerciare. È un concetto molto semplice in sé e a cui noi tutti siamo abituati. A questo punto quello che fa la differenza sono gli strumenti che vengono utilizzati. Il bello è che esistono strumenti per tutti i gusti e non è assolutamente necessario conoscerli tutti. Il trading è un'attività estremamente flessibile: esistono strategie che richiedono un impegno quotidiano costante e continuo, ci sono strategie che richiedono un impegno di 15 minuti al giorno, altre 5 minuti al giorno, altre ancora 5 min alla settimana, 5 minuti al mese e anche 5 minuti ogni due o tre mesi. Ciascuno ha la possibilità di calibrare la propria operatività, i propri investimenti evoluti in base alle proprie disponibilità di tempo, e le conoscenze richieste possono essere tranquillamente apprese in un breve periodo di formazione e affiancamento.

5. Si possono fare investimenti solo in banca

Anche in questo, come in tanti altri ambiti della vita quotidiana, l'Italia rappresenta un'eccezione rispetto alla maggior parte dei paesi occidentali. Qui circa il 99% dell'investimento privato è effettivamente gestito da istituti bancari, ma non è né giusto né normale che sia così. Negli Stati Uniti, ad esempio, un qualsiasi privato cittadino può collegarsi al sito del tesoro ed acquistare titoli di stato, e questo fa sì che ognuno possa realmente compartecipare al finanziamento del debito pubblico del proprio paese. Senza andare così lontano, comunque, in tutta Europa esistono società di brokeraggio, investimenti e gestione dei capitali che non sono affatto legate a banche e che partecipano quindi a contrastarne lo strapotere e il monopolio nel mondo economico e finanziario.

6. I derivati sono spazzatura

Il bombardamento mediatico a cui siamo stati sottoposti negli ultimi anni ha fatto sì che iniziassimo ad associare indissolubilmente i concetti di derivati e futures (le opzioni si sono salvate perché evidentemente hanno un nome meno televisivo) ai fatti drammatici sulla famigerata crisi dei subprime, se non direttamente a tutti i problemi macroeconomici recenti. Quello che però tipicamente viene omesso è che ciò di cui si sta parlando, sono i cosiddetti strumenti over-the-counter, ossia prodotti e mercati creati e gestiti da enormi istituzioni finanziarie private e, soprattutto, non regolametati.
Operando su prodotti derivati all'interno dei mercati regolamentati si ha a che fare con strumenti molto più trasparenti e democratici, che in ogni momento ti permettono di vedere quanti contratti sono emessi, quanti trattati e da chi (almeno a livello di macro suddivisione fra istituzionali, grandi investitori, piccoli speculatori). Ma la cosa che meglio li caratterizza, poi, è di essere tutti prodotti a scadenza che rendono di fatto impossibili i grandi accumuli per lunghi periodi da parte di chi possiede i necessari capitali, che sono in ultima analisi i fenomeni che rendono drogati altri mercati ben piè blasonati di questo.

7. Speculare in borsa non genera alcun beneficio se non per chi lo fa

Pensate ad un mondo senza speculatori: cosa accadrebbe se i produttori non avessero alcun mezzo per controllare i prezzi, chi lavora i prodotti primi non potesse controllare i costi e chi li commercia non avesse modo di limitare i rischi legati alle fluttuazioni? Senza gli speculatori i produttori si assumerebbero un rischio che gioco-forza sarebbe riversato sui consumatori in termini di notevoli aumenti dei prezzi. I trader, per loro natura professionale, si fanno carico di quella parte di rischio che nel mercato globale esisterebbe indipendentemente dalla loro presenza, in netto contrasto con quello che molti media e politici cercano di far credere, addossando loro responsabilità nel momento in cui magari i prezzi aumentano. Trader e speculatori sono una parte integrale del libero mercato. (Oltre al fatto che a nessuno viene mai in mente di citarli quando invece i prezzi scendono).

8. Il mercato scende perché c'è crisi

No. Il mercato scende perché i venditori sono più dei compratori. Ovviamente esiste una relazione fra la cosiddetta crisi e l'aumento della pressione in vendita, ma questa è molto meno immediata di quanto si potrebbe pensare: infatti la borsa americana in questo inizio 2012 è vicinissima ai massimi storici.

9. I fondi comuni sono un ottimo strumento di investimento e gli speculatori drogano il mercato

Queste sono altre idee comuni che sono legate a una mancanza di conoscenza del funzionamento dei mercati finanziari. Il nostro intento è quello di diffondere il più possibile questa conoscenza a chi ha interesse di partecipare ai mercati finanziari; è semplice capire il loro funzionamento e le leggi che li regolano e, allo stesso tempo, è decisamente molto complicato avere successo in essi senza tali conoscenze. Non è assolutamento obbligatorio impiegare i propri soldi nei mercati finanziari, ma una volta che si decide di farlo, è doveroso essere adeguatamente informati, se si vuole avere successo. Si può decidere di non partecipare a una corsa di moto, ma non ha senso partecipare a tale corsa muniti di bicicletta da passeggio ... È un esempio che farà ridere i più, ma è quello che quotidianamente fanno molti risparmiatori nelle filiali delle banche o con i propri promotori finanziari, in ufficio, in casa o anche al tavolino di un bar! ... E i motociclisti veri ringraziano!